Pirati in vista! Vi presento Sam Lord, incallito bucaniere dell’isola di Barbados

Pirati in vista! Vi presento Sam Lord, incallito bucaniere dell’isola di Barbados

Reading Time: 4 minutes

La storia è sempre la stessa, se ci sono di mezzo i pirati: inganni, ruberie, navi fantasma e carni che rosolano sulla graticola. Dove inizia la leggenda?

La leggenda non ha bisogno di un inizio, all’isola di Barbados. E’ ovunque ci si guardi attorno. La bellezza, ideale solitamente troppo lontano per esser raggiunto, sconfina, qui, dalla sua dimensione fuori dell’ordinario: sono sufficienti 8 ore di volo dall’Europa, per immergervisi. E la storia del pirata Sam Lord è compresa nel prezzo. Sì, ancora pirati. Quando si tratta delle isole Antille e dei Caraibi, è inevitabile ritrovarli infilati dentro qualche storia strampalata o da sfondo a improbabili racconti dal sapore d’oltreoceano.

Sam Lord, al secolo Samuel Hall Lord, nacque in un giorno qualsiasi del 1778 ed è universalmente riconosciuto come uno dei più famosi bucanieri dell’isola di Barbados. Quando i suoi genitori morirono, nei primi anni del 1800, Samuel e i suoi fratelli ereditarono la piantagione di Long Bay, compresi gli schiavi che vi lavoravano. Si trattava di un’area di circa 30 ettari, al centro della quale troneggiava un sontuoso palazzo in stile coloniale.

Matrimonio e adulterio

Sam Lord sposò Lucy Wightwick, di origini inglesi, la cui famiglia osteggiò il matrimonio con ogni mezzo possibile. Ciò nonostante, la coppia salpò dall’Inghilterra e fece vela verso Barbados. Da quella unione, nacquero Oceanus, Emma Lucy e Cecilia. Pare che il giovane filibustiere, però, solesse tenere sua moglie rinchiusa in cantina, mentre in superficie godeva degli innumerevoli bottini che conquistava. Sono solo voci, certo. Dicerie che si srotolavano di bocca in bocca con una certa colpevole facilità. Fino a che la donna, alla fine, non se ne tornò a casa, riuscendo a liberarsi dalla prigione dopo aver corrotto il carceriere con i gioielli che indossava. Il marito, sebbene abbandonato, si rifece con la cameriera dalla quale ebbe due figli maschi.

Nel 1831, il famigerato “Grande Uragano” colpì l’isola di Barbados e distrusse buona parte del castello, che fu poi ricostruito nel 1834. Si narra che, in quei giorni, il sole apparisse stranamente di colore blu e che emanasse una luce inquietante quando brillava nelle stanze. E blu apparivano addirittura le vele delle navi al largo. L’uragano era stato di un’intensità così feroce da causare un insolito disturbo negli strati più alti dell’atmosfera, alternando, ai nostri occhi, la percezione dei loro riflessi.

La bizzarra leggenda delle false luci

Fu un pirata piuttosto creativo, il nostro lungimirante Sam Lord. Perché solcare pericolosamente i mari e sporcarsi le mani di sangue in cerca di tesori quando questi li si poteva attendere comodamente seduti in poltrona? Le sue erano, sì, conquiste di navi. Ma via terra.

La leggenda narra che Sam Lord fosse solito appendere alcune lanterne sugli alberi di cocco che popolavano la spiaggia dirimpetto al suo castello. Nessuna festa in programma, né avvertimenti di eventuali pericoli. Erano esche. E chi abboccava erano proprio quei capitani che, nel vedere le luci scintillare sulla costa, le scambiavano per quelle del porto di Bridgetown, dando così l’ordine all’equipaggio di procedere con l’attracco. Nulla di più sbagliato. E di fatale. Ad accoglierli, anziché il molo, c’erano una scogliera appuntita e bassi fondali corallini sui quali inevitabilmente le imbarcazioni andavano ad infrangersi. Ed è qui che il famigerato pirata entrava in scena, salendo sulle navi e facendo man bassa di tutte le ricchezze che custodivano. Si mormora che i suoi tesori venissero conservati in una rete di tunnel sotto il castello. Ma con nostro sommo dispiacere, non sono stati mai scoperti.

Vero o falso?

La domanda degli storici è: Sam Lord ha davvero commesso crimini di questa natura? Molti ne dubitano. C’è chi sostiene, infatti, prove alla mano, che i naufragi avvenivano per motivi a lui non imputabili ma semplicemente a causa del maltempo che, da queste parti, si sa, non sempre elargisce brezze paradisiache. Nel 1875, venne costruito il faro di Ragged Point, ma ciò non bastò a impedire che le navi si incagliassero disastrosamente contro le rocce. Tra il 1820 e il 1834, si verificarono cinque naufragi. Ma Sam Lord rimase via per tre anni, dal 1824 al 1827, pertanto non poteva essere responsabile del disastro nel 1826. Inoltre, fu in viaggio in Inghilterra dal 1834 al 1839, circostanza che lo discolpa dal coinvolgimento nei due relitti del dicembre 1834. L’unico che Sam Lord avrebbe potuto causare era quello di una nave senza nome, tra il 1827 e il 1832.

Morte ed eredità

lapide Sam Lord

Nel 1884, all’età di 67 anni, dopo un lungo periodo di rogne con la legge, Samuel Hall Lord lasciò definitivamente l’isola di Barbados per l’Inghilterra, senza più fare ritorno. Morì il 5 novembre di quell’anno e fu sepolto nelle catacombe del Cimitero di Kensal. Il suo castello venne trasformato in un hotel, il “Sam Lord’s Castle”. Molto tempo dopo, a causa di un forte indebitamento da parte dei proprietari, l’hotel fu messo all’asta e venduto. L’idea era quella di demolirlo per far posto a un complesso alberghiero. Progetto inabissato. Problemi finanziari, dicono. La scusa(nte) è sempre la stessa. Intervenne, infine, il governo di Barbados, proponendo un buy-out. Proposta che andò in fumo. Letteralmente. Il 20 ottobre 2010, il “Sam Lord’s Castle” venne quasi totalmente distrutto da un grande incendio.

Ad oggi, non ne resta che lo scheletro, un po’ annerito, un po’ intontito; macchia grigia che contrasta con il verde lussureggiante della vegetazione e con il mare turchese che lo culla in lontananza. C’è qualcuno che lavora, nei dintorni. Un’altra impresa, pare. L’ennesima. E’ in costruzione un nuovo residence. Il vecchio è destinato a crogiolarsi nel ricordo che fu. Lanterne o non lanterne; pirati o non pirati; impostori, ciarlatani o malelingue che fossero, quelli erano davvero tempi d’oro.

Please follow and like me!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *